sabato 8 maggio 2010
Meglio Dirselo.... a Verona
venerdì 7 maggio 2010
sabato 1 maggio 2010
Meglio dirselo....a Roma

Cosa ci impedisce di dire quello che proviamo? E se parlare fosse il primo passo per smettere di combattere da soli la durezza della vita? Lara è stanca. Oltre al lavoro deve occuparsi di una madre colpita dall’Alzheimer, di due figli adolescenti che rifiutano ogni regola, di un marito che forse la tradisce. Sarà il rapporto con il padre, finora grande assente della sua vita, a farle capire che l’amore ha tanti linguaggi. Lara se n’è andata da casa e dalla sua città a vent’anni, dopo il Sessantotto, nell’epoca delle grandi ribellioni e dei grandi ideali, per sottrarsi alla rigidità di una famiglia dalla quale non si sentiva amata. Ma a distanza di oltre trent’anni i conti non tornano. Non sono questi due ragazzi viziati incollati al computer i figli che avrebbe voluto, il rapporto con il marito è in crisi, il lavoro non va, tutto ciò per cui ha lottato le pare un fallimento, e il mondo non è per niente migliore. Ma proprio nell’età dei bilanci la degenerazione della malattia della madre aggredita dall’Alzheimer, e l’impossibilità del marito ad affrontare la situazione da solo, la costringono a tornare sempre più spesso dai genitori, a Parma. Il suo ruolo di figlia è cambiato e, attraverso l’intenso rapporto con il padre, cambieranno anche molti dei suoi punti di vista. Nel suo primo romanzo, Daria Colombo parla, con leggerezza e profondità, della famiglia e della vita che è comunque condizionata dall’infanzia, dei sentimenti che nutrono e soffocano, dell’energia segreta che le donne riescono sempre a trovare in se stesse. Giocando abilmente su vari piani temporali, l’autrice racconta forme diverse che l’amore assume; l’amore che si modifica nel tempo, attraversa tutte le generazioni e spesso non si fa capire. Meglio dirselo.
La presentazione venerdì 23 aprile ore 18.00 Feltrinelli - Galleria Alberto Sordi
Meglio dirselo... a Torino
Lara è stanca. Se n’è andata da casa e dalla sua città a vent’anni, dopo il Sessantotto, nell’epoca delle grandi ribellioni e dei grandi ideali, per sottrarsi alla rigidità di una famiglia dalla quale non si sentiva amata. Ma a distanza di oltre trent’anni i conti non tornano. Non sono questi due ragazzi viziati incollati al computer i figli che avrebbe voluto, il rapporto con il marito è in crisi, il lavoro non va, tutto ciò per cui ha lottato le pare un fallimento, e il mondo non è per niente migliore. Ma proprio nell’età dei bilanci la degenerazione della malattia della madre aggredita dall’Alzheimer, e l’impossibilità del marito ad affrontare la situazione da solo, la costringono a tornare sempre più spesso dai genitori, a Parma. Il ruolo di figlia è cambiato e, attraverso l’intenso rapporto con il padre, finora grande assente della sua vita, cambieranno anche molti dei suoi punti di vista. Nel suo primo romanzo Daria Colombo, parla con leggerezza e profondità, della famiglia, della vita e dell’energia segreta che le donne riescono a trovare sempre in se stesse. Giocando amabilmente su vari piani temporali, l’autrice racconta forme diverse di amore che si trasforma, attraversa tutte le generazioni e spesso non ci fa capire. Meglio dirselo.
Daria Colombo art director e giornalista ha dato vita al movimento dei Girotondi a livello nazionale ed è impegnata in numerose iniziative di solidarietà. E’ sposata con Roberto Vecchioni con il quale collabora da oltre vent’anni. Questo è il suo primo romanzo.
Martedì 27 Aprile
ore 18.00
Daria Colombo
Presenta
Meglio Dirselo
(Rizzoli)
Interviene
Mia Peluso
la Feltrinelli I Libri e Musica
piazza C.L.N. 251
In famiglia è Meglio dirselo: il primo romanzo di Daria Colombo
Il primo romanzo di Daria Colombo, conosciuta da tanti per il suo impegno pubblico nella stagione dei Girotondi, è la storia della vita di una donna, Lara, che ha più o meno gli anni dell'autrice, ha alle spalle una giovinezza votata alla politica, insomma è un'ex sessantottina (e la cosa fa pensare che anche in questo ci sia una corrispondenza tra la donna reale e la creatura letteraria) e una famiglia molto impegnativa perché a un marito assente, si aggiungono due figli nell'età peggiore, cioè l'adolescenza .
Lara era uscita di casa giovanissima per andare a vivere a Milano, dove frequentava la facoltà di architettura. La sua era stata una vera e propria fuga dal clima soffocante di Parma dove una famiglia severa e conservatrice era troppo distante dalle sue richieste di ragazza ribelle. Fin dall'infanzia il suo disagio era stato forte e il suo bisogno di affetto insoddisfatto. Il racconto di quegli anni, delle prime esperienze milanesi, nasce dal ricordo di una donna che si trova alle prese con un quotidiano difficile. Il marito, Giorgio, un architetto famoso, amato appassionatamente per tanti anni, oggi le sembra del tutto indifferente ai suoi disagi e alle sue angosce.
I figli si comportano con lei in modo insopportabile e sfuggono a ogni regola, ma tutte le sue preoccupazioni al riguardo vedono ben poca collaborazione da parte di Giorgio, troppo occupato dal lavoro e cieco davanti ai rischi che i ragazzi stanno correndo.
Quando poi a tutto ciò si aggiunge la consapevolezza della malattia della madre, davvero Lara rischia di esplodere. Quella madre amata ma sempre troppo lontana da lei, oggi è malata di Alzheimer e ogni giorno che passa la vede sempre più assente. Lo sgomento davanti a questa situazione e la distanza tra Milano e Parma, la città in cui abitano i suoi genitori, rende poi tutto più difficile.
Ma tra tanti problemi, c'è qualcosa di davvero positivo: il padre, un burbero e intransigente ingegnere, da Lara sentito sempre distante e anaffettivo, viene riscoperto dalla figlia nei settimanali incontri che i due hanno per affrontare insieme la malattia della madre e inizia a costruirsi tra loro un rapporto fatto di affetto, di consigli, di fiducia.
È davvero brava Daria Colombo nel disegnare questo passaggio dall'astio adolescenziale all'affetto adulto, così come nel presentare tutte le difficoltà di quella donna che rispecchia in tanta parte migliaia e migliaia di madri che si trovano impreparate davanti all'uragano dei figli adolescenti.L'ultima parte del romanzo, che non anticipiamo, è drammatica e nella tragicità degli eventi è capace di modificare i rapporti, rivelando una solidità di legami che era stata messa in dubbio. Ma è sempre necessario che siano fatti esterni, magari estremi, a dare consapevolezza alle persone? perché la solitudine in cui tanti si perdono non può essere compensata dalla solidarietà di chi è accanto senza aspettare la tragedia? In ogni caso, come suggerisce nel titolo Daria Colombo, meglio dirselo...
martedì 27 aprile 2010
lunedì 26 aprile 2010
Giudizio spassionato di un lettore che passava da li' per caso....
Dalla home page del sito www.vecchioni.it :
Daria, mia moglie naturalmente, presenterà il suo primo romanzo il
20 aprile alla libreria Mondadori in piazza Duomo a Milano alle 18. Voi
sapete tutti che Daria non è una persona banale. Ci ha lavorato oltre
un anno e ne è venuto fuori un intreccio attualissimo di affetti
familiari, di amori raccolti in ritardo e salvati attraverso le parole.
"MEGLIO DIRSELO" è una storia svolta intorno alla tesi che l'infanzia
condiziona l'esistenza, ed è anche un omaggio alla forza delle donne.
Libro intenso e positivo che secondo me vale la pena di leggere.
Roberto Vecchioni
domenica 11 aprile 2010
mercoledì 31 marzo 2010
DSonline.it
L'intervento di Daria Colombo
Sono stata incerta se accettare o no il vostro invito, io che ho partecipato e vissuto da vicino numerosi appuntamenti della storia di questo partito, nel quale PERSONALMENTE mi riconosco da sempre. Purtuttavia sono consapevole che senza sceglierlo e probabilmente senza meritarlo, mi trovo oggi a rappresentare un movimento che, nato per la difesa dei diritti, va oltre i confini di un singolo partito e direi anche della stessa coalizione. Ma pur nella consapevolezza di essere in una sede di partito, ho scelto di esserci (e vi ringrazio per l’opportunità), per non alimentare le voci, più o meno forzate, di contrapposizione movimenti-partiti, che purtroppo nuovamente vedo apparire sulla stampa e che a mio avviso non solo sono, nella visione dei movimenti, false e tendenziose, ma anche sicuramente, reciprocamente nocive.
Invitandomi qui il segretario Fassino ha dato ancora una volta dimostrazione della sua attenzione al mondo dei movimenti come abbiamo gia avuto modo di apprezzare in passato. Mi auguro fortemente che il medesimo atteggiamento di rispetto e disponibilità appartenga a tutti i membri di questo partito. Per questo ho scelto di esserci, anche se non ritengo il caso in questa sede, di entrare nel merito del programma da voi proposto: non ne avrei nè il titolo nè il mandato. Sono qui per sottolineare ancora una volta la necessità di dialogo al quale i girotondi contribuiranno con considerazioni, suggerimenti e idee in una grande assemblea dove è auspicabile che TUTTE le voci dell’opposizione abbiano la possibilità di esprimersi liberamente e costruttivamente. Noi infatti guardiamo a questo appuntamento come alla prima tappa di un cammino di medio/lungo termine diverso nei metodi, ma comune negli obbiettivi e con la speranza che in questa assemblea allargata, tutte le voci, dentro e fuori dai partiti, possano realmente confrontarsi e trovare convergenza ed espressione in un comune progetto per la coalizione dell’Ulivo che rispecchi VERAMENTE il grande e variegato schieramento del centrisinistra.
Ciò potrà realizzarsi solo partendo dal riconoscimento di tutti che lo sbocco non può essere predeterminato, ma che dovrà emergere da un confronto vero, che le proprie tesi non vanno imposte ma proposte, certamente difese, ma non senza mettere in conto la possibilità di modificarle.
PERSONALMENTE ritengo indispensabile il presupposto che alla fine del percorso, anche lungo, di un confronto paritario , si produca un programma di governo in cui tutti si riconoscano che possa anche dar vita ad un unico soggetto politico. Ritengo che un luogo permanente di confronto e di dialogo, in via di realizzazione, possa essere non solamente un momento di ricerca comune, ma anche uno strumento dell’area antigovernativa e che il dibattito franco tra tutte le anime che in essa si riconoscono, debba esprimere anche una classe dirigente adeguata, e quando dico adeguata intendo in grado di rappresentare e valorizzare tutte le istanze che esistono nell’ulivo e oltre.
Non posso astenermi, infatti, dall’esprimere qui la dolorosa preoccupazione che accomuna noi dei movimenti alla grande maggioranza della base di questo partito, che ci è stata spesso vicino e ci ha aiutato realizzare le nostre manifestazioni. Mi riferisco sicuramente alle divisioni interne alla coalizione, ma anche alla rinnovata radicalizzazione di una lotta interna ai D.S., ai corposi elementi di divisione e di antagonismo e all’identificazione di persone con linee politiche. Non sono certo queste le basi per andare avanti in un partito plurale, che deve saper esprimere i diversi punti di vista senza mai arrivare ad una frantumazione o peggio a una divisione. Concedetemi un invito A TUTTI ad evitare eccessi e polemiche nella convinzione PERSONALE, che lo sforzo unitario di tutti non escluderà un profilo riconoscibile nel partito che è l’asse portante del centrosinistra.
Non ho difficoltà ad ammettere che anche tra noi esistono posizioni di corposa differenza, ma un movimento che si fonda sul terreno circoscritto della difesa dei diritti avrà sempre, comunque un territorio comune, senza l’obbligo (non facile lo riconosco), che invece deve avere un partito, di trovare convergenza fra tutti i punti di vista.
Oggi più che mai è il momento di una seria e articolata riflessione sulla politica in generale, superando le ormai vecchie e improduttive articolazioni fra sinistra riformista e sinistra radicale e anche sinistra sociale.
Dopo l’esperienza del governo di centro sinistra, la vittoria di Berlusconi e il disorientamento iniziale dell’opposizione, è emerso direttamente dalla società civile, un modo diverso di pensare e praticare la politica.
Non è stato e non è solo un fatto occasionale o fisiologico in risposta a ritardi e mancanze o incomprensioni da parte della società politica della maggioranza e anche dell’ opposizione.O meglio, non solo. L’esperienza dell’ultimo anno,in Italia, ha fatto emergere un ceto medio urbano riflessivo e responsabile, che ha messo in campo esigenze, comportamenti, modi e funzioni della politica, NUOVI, non volendo percorrere per sè, gli strumenti , i metodi e le modalità della vecchia militanza e non necessariamente in posizione antagonista, nè massimalista, né antipolitica, né tantomeno concorrente.
E’ importante capire che il compito di questo modo ed esigenza di pensare e di fare politica, non rappresenta pertanto solo una sorta di “giovinezza” della società civile, che fisiologicamente viene superata dalla maturità della società politica.
Questo è un errore di visione che appartiene a mio avviso soprattutto alla cosidetta area riformista, caratterizzata dal realismo e dalla concretezza e che sembra costretta ma non convinta, a tener conto di quanto espresso in maniera così importante dalla società civile. E questo è, (sempre a mio avviso), un preconcetto teorico e un limite politico.
Nella cosidetta area radicale d’altro canto , pur con le stesse finalità di governo, si rischia secondo me, di assumere la cultura dei movimenti come strumento di lotta all’interno dello schieranento di centrosinistra, col rischio di portare gli stessi movimenti su un terreno politico e su finalità che non gli sono proprie, che snaturerebbero alla lunga la loro essenza e la loro naturale funzione, e che alla fine nuocerebbe ad entrambi.
PER QUESTO è necessario dunque privilegiare un confronto vero e articolato tra tutte le formazioni, sui complessi temi che identificano il vario mondo del centro sinistra, sia quelli presenti nella società civile che nella società politica, che faccia emergere un’ identità culturale e politica per un programma comune di governo, che possa interessare elettoralmente la più ampia articolazione della società italiana in tutte le sue istanze, (economiche, politiche, culturali e religiose).
Questo, a mio avviso, il compito da mettere in agenda da subito, senza questo, credo che il resto risulti inutile , vecchio , dispersivo e perdente.
Concludo ribadendo che la mia scelta di non entrare in merito al programma non è dovuta nè a reticenza nè a insufficenza, ma politicamente rimandata alla prima tappa di quel cammino comune per il quale lo sforzo, da parte di questo partito e del suo segretario è (e questo si, mi sento tranquillamente di attestarlo), apprezzato CERTAMENTE dalla grandissima maggioranza degli appartenenti al movimento che in qualche modo rappresento.
lunedì 29 marzo 2010
Intervista a Daria Colombo, una delle promotrici del movimento dei girotondini

ROMA - E' il 14 settembre 2002. Un milione di persone invadono piazza san Giovanni a Roma. E' la consacrazione del movimento dei girotondi. Oggi, a distanza di sette anni, piazza San Giovanni si appresta a essere riempita nuovamente. Stavolta da un movimento che nasce da Internet e che grazie alla Rete si sviluppa. Daria Colombo era una delle animatrici della stagione dei girotondi, che certo non ha più toccato le vette di San Giovanni, ma ha fatto sentire i suoi effetti in mille modi: "Eravamo partiti con un volantino e tanta speranza. Chiamavano a raccolta i cittadini intorno a quei palazzi che rappresentavano un simbolo di diritto. Poche decine all'inizio, un milione alla fine".
Vede differenze tra le vostre motivazione e quelle del No B-day?
"No, anzi direi che oggi le cose vanno ancora peggio. Quei diritti che difendevamo allora vanno difesi ancora oggi. E con forza"
Voi usavate i volantini, oggi tutto nasce su Facebook e sui social network.
"E' vero. Ricordo il nostro primo volantino che distribuimmo anche al mercato. Poi, certo, utilizzavamo le mail, ma questa è una generazione più giovane, che parla un linguaggio diverso. Ma è un bene che ci sia e che si muova così".
Che idea si è fatta dei promotori del "No B-day"?
"Ho parlato con alcuni di loro e mi pare che abbiano avuto un'idea splendida e che si muovano con grande entusiasmo e passione. Sono sinceri quando dicono che vogliono tener fuori i partiti ed è vero che nascono dalla società civile".
Di cui si può certificare la rinascita?
"La società civile non è mai morta. Certo, quel movimento non ha più toccato certe vette, ma continua a far politica in varie forme, magari meno visibili. La sua nascita, però, ha segnato un cambiamento irreversibile".
Dalla società civile ai partiti. Dal "No B-day" viene un secco altolà, il Pd sembra diviso mentre Di Pietro non perde occasione per sottolineare la sua partecipazione alla manifestazione."Al Pd dico che farebbe bene a capire questo movimento e a dialogarci, altrimenti non capisco a che serve il Pd".
Sabato la manifestazione: lei come visse l'attesa del giorno prima?
"Serenamente, anche perché si avvertiva che la partecipazione sarebbe stata enorme. Ero più tesa prima del primo girotondo, aspettavamo 50 persone ne sono arrivate mille".
Che rischi corrono quelli del no B-day?
"Da una che c'è passata....mantengano l'autonomia dai partiti ma ci dialoghino e così facciano i partiti senza cercare strumentalizzazioni".
Questi sono i rischi esterni e quelli interni?
"Un movimento è fatto di tante teste diverse, che magari non la vedono allo stesso modo su tutto ma sono d'accordo sui principi fondamentali come quello della difesa della Costituzione. Ecco, per questo possono farne parte anche persone di centrodestra che non vanno additate o escluse. Democrazia è anche questo".
E del dopo 5 dicembre che idea si è fatta?
"Difficile dirlo. Bisognerà vedere se avranno la forza e la volontà di trasformarsi in qualcosa di più stabile".
Ultima cosa, sabato suo marito Roberto Vecchioni sarà sul palco. Lei sarà in piazza a Roma?"Certamente".
di MATTEO TONELLI
La Repubblica 04 dicembre 2009

Bellissima la figura del padre, così forte e fragile; quel padre ritrovato a cui si dà appuntamento come ad un innamorato in un caffè del centro.
La stanchezza degli anni, dei rapporti, del "non detto". Tante le riflessioni che mi ha offerto questo libro, un libro all'apparenza semplice, un romanzo, ma scritto con la dovizia del saper raccontare, dell'incedere giusto,del non indugiare troppo.
Quando l'ho chiuso ho guardato la copertina (che già trovavo molto bella) e ho capito che scelta migliore non poteva esserci