venerdì 30 luglio 2010
CorrieredellaSeraGli incontri / A casa di: DARIA COLOMBO
Ha scritto un romanzo, «Meglio dirselo», in cui prende le distanze dal «mito» dei genitori primi amici dei figli. «Da trent’anni moglie di Roberto Vecchioni, ho rinunciato a molto. I girotondi mi hanno ridato forza, più di una Milano sonnolenta»
Gli incontri / A casa di: DARIA COLOMBO
Sono una sessantottina autoritaria
Ha scritto un romanzo, «Meglio dirselo», in cui prende le distanze dal «mito» dei genitori primi amici dei figli. «Da trent’anni moglie di Roberto Vecchioni, ho rinunciato a molto. I girotondi mi hanno ridato forza, più di una Milano sonnolenta»
L’arcobaleno di tende multicolori grida un inno alla gioia di vivere. «Le sembra»? Sprazzi di viola e poi un fascio di seta bianca, un abbaglio giallo e una fiammata rossa e poi una lama color arancio, una specie di pantheon di sciarpe buddiste che arginano un divano viola. Daria Colombo sorride cortese. «Avevamo voglia, forse anche bisogno, di colori. Dovevamo segnare l’uscita da un periodo buio». Ora c’è luce, «almeno ce n’è abbastanza», intorno a questa donna che è fra le più invidiate d’Italia. «Sapesse quanto mi fa infuriare questa invidia». La sua «fortuna», almeno quella che le hanno appiccicato addosso, è di essere la moglie di Roberto Vecchioni. «Da trent’anni», precisa. Un tempo lungo, sufficiente per essere considerato un titolo di merito. «Ma anche un limite - spiega Daria Colombo -. Ho come l’impressione di aver rinunciato a una serie considerevole di possibilità, di occasioni. È che per educazione sono stata poco abituata a pensare a me. In realtà il vero, unico regalo che mi sono fatta, la concessione che mi sono permessa di imporre anche agli altri, è stata questo libro».
Daria Colombo durante una manifestazione dei girotondi
Ha scritto Meglio dirselo, romanzo familiare e familista che inverte e rivoluziona molto di quello che la sua generazione - quella del ’68 - ha conquistato, insegnato e predicato. Genitori amici dei figli, ad esempio, e mai autoritari, alfieri di una libertà assoluta di fare quel che si vuole. «Ma nemmeno per idea - dice - in casa sono la rompiscatole, quella che impone regole e disciplina. Vivo con due giovani maschi e un adulto adolescente, che sarebbe mio marito. Un disastro». Scherza. Fra i tanti lavori che ha fatto con successo, quello che preferisce è sicuramente il mestiere di moglie e madre. Le è riuscito bene, anche se non si è mai liberata da un pesante fardello di ansia. «Con Caterina, la prima figlia, ero divorata dalle preoccupazioni, con il secondo, Arrigo, è andata già meglio, con Dodi, il terzo, mi sono tranquillizzata. Abbastanza». Però non si addormenta se non li ha sentiti rientrare e perfino sulle piccole cose conserva prudenze antiche. L’acqua ad esempio, si beve calda. E non fa niente se, soprattutto quella gasata, fa un po’ schifo: «Ho paura che presa dal frigo, troppo fredda, possa provocare una congestione».
Ma le apparenze, come sempre, nascondono verità totalmente diverse. Daria Colombo è una donna rocciosa. Chi segue la politica la ricorda alla guida del movimento dei girotondi, quello che poi «venne consegnato bello e confezionato a Nanni Moretti». Pausa. «Adesso penso che avesse ragione lui. Io ho sempre detto che quel movimento non doveva essere inteso contro i partiti. Ora penso che i partiti non cambieranno mai. Speravo che il Pd di Bersani riuscisse ad essere diverso, lui si era impegnato con me a tener conto dell’associazionismo, a dare una svolta davvero innovativa al modo di fare politica. E invece siamo rimasti inchiodati al secolo scorso. E ha ragione Nanni Moretti: non cambieranno mai».
Lei, invece, è cambiata. E ha perfino scoperto l’autoironia: «Sono stata una bella donna, ma alla bellezza che gli altri mi attribuivano si è sempre accompagnata un’insicurezza profonda. Ora che ho smesso di essere bella come ero, sono diventata più sicura: i foruncoli non mi fanno più paura». Anche se vive con un demonio accanto. A vederlo, Roberto Vecchioni sembra la lastra di un uomo, una cinquantina di chili scarsi. Viene da pensare che non mangi mai. «E invece è un divoratore di tutto, di dolci, in particolare. Ci sono serate che arriva in camera da letto con una Sacher torte intera, un monumento al cioccolato, e mi provoca, mi istiga, vuole che la divida con lui. E fatico a resistere, come si fa»? Già, come si fa a resistere a Vecchioni? Cosa ha di così magico da riuscire a piacere a tutte le donne? «Quell’aria da intellettuale sofferente. Strega».
E pensare che lei lo ha fatto piangere. «Quei singhiozzi mi hanno fatto felice, posso dirlo? Quando ha finito di leggere il mio libro mi è venuto vicino, mi ha detto "è bellissimo" ed è scoppiato in lacrime». Bella soddisfazione, no? «Sono stata molto contenta. Ma anche dei complimenti di molti altri amici, Pino Roveredo, Enzo Iacchetti, Gianni Morandi, Giovanna Melandri, E Lucia, la parrucchiera, 18 anni: mi ha rincorso e mi ha abbracciata in mezzo alla strada». Cos’è che è piaciuto, secondo lei? «Credo il senso di autenticità, di partecipazione, la difesa dei valori e degli affetti più veri». Oltre che della famiglia. «Già. In un mondo dove tutto si disgrega, la famiglia ritrova un’importanza fondamentale. Posso dire che per me è quello che viene rappresentato con semplicità nei fumetti Pokemon, che i miei figli vedevano da piccoli. "La famiglia - dicevano - è il posto dove non si è mai soli"».
La famiglia Vecchioni vive nella Milano storica e di moda, non lontano da corso Garibaldi e da Brera. «Adoro Milano. O meglio adoravo la Milano colta e nello stesso tempo popolare, quella di alcuni decenni fa. Poi quando è diventata da bere, è cominciato il declino, e oggi è una città sonnolenta, con poche suggestioni. Parafrasando Elio Germano, potrei dire che i milanesi sono grandi persone, nonostante la loro classe dirigente. Quando possiamo scappiamo a Desenzano, sul lago». Lì sta più tranquillo anche Tony, il cane di casa. È un Border Collie, socievole e peloso, con una particolarità caratteriale che con la razza non c’entra niente, ma denuncia una certa avversione alla vita cittadina. Quando passa un’auto con sirena, che sia polizia, vigili del fuoco o ambulanza, ulula. Ma ulula proprio. Si sistema accanto alla porta finestra, alza il muso e, a suo modo, canta. C’è chi ironizza e sostiene che vuole imitare il padrone di casa. Sanno ridere bene, i Vecchioni, anche di loro stessi. Prendi il tifo, ad esempio. Roberto, come è noto, è gran tifoso dell’Inter: e così anche Carolina, 26 anni, Arrigo, che ne ha 23, e «in qualche modo costretta» anche Daria. Edoardo no. Dodi ha deciso che ribellarsi alla passione nerazzurra è giusto. Ha applicato al tifo i dettami del ’68 e da sveglio ragazzo milanese ha scelto, addolorando il padre, le romanze musicali di Antonello Venditti e intona «Grazie Roma» per incoraggiare Totti e De Rossi. «E adesso pure Adriano. Anche se non sono convinto - dice - che saprà resistere alle tentazioni della notte romana».
Edoardo è l’amore difficile della famiglia, un bel ragazzo con una malattia da sconfiggere: è stata già vinta più di una battaglia contro la sua sclerosi multipla, c’è da vincere la guerra finale. Allora si brinderà tutti insieme e sarà la vera fine del buio. Intanto si va avanti. Tenaci. «Testarda, sì, sono testarda. E anche un po’ quacchera e assolutista. Insomma se mi metto in testa una cosa non mi si smonta». Come con il libro. «Alle cinque e mezzo, massimo le sei, ero davanti al computer». Daria racconta di un’infanzia severa, che la ha rubato a lungo la capacità, più che la voglia, di sorridere. Genitori adorati ma austeri, la malattia della madre - che torna nel libro - il recupero del rapporto con il padre, anche questo elemento fondamentale del romanzo. «Poi ho imparato a non disprezzare le cose futili, quelle che sembrano sciocche. Ho imparato a fare le imitazioni». Nel suo salotto colorato d’allegria si lascia andare alle parodie, sembra riuscitissime, di Berlusconi e Fassino. «Sapevo fare bene anche Patty Pravo, ma ne è passato di tempo».
Le distrazioni non cancellano mai l’impegno, quel collettivo al quale la vita di Daria si è voluta sempre ispirare. «Una parte dei diritti del libro andrà all’associazione World Friends che si occupa in Kenya dei meno fortunati: abbiamo costruito una casa famiglia, ci vivono in 35. Hanno bisogno, noi proviamo ad aiutarli». Quel che comanda e indica la strada, il senso e la voglia di comunità, di parlare. «Meglio dirselo». Sembra una leggenda, e forse lo è, la storia di Carolina bambina davanti ai genitori che non volevano comprarle una Barbie. Lei, a poco più di un anno, tentò così l’ultimo assalto: «Palliamone».
Corrado Ruggeri
28 giugno 2010
YouDemTV
http://www.youdem.tv/VideoDetails.aspx?id_video=7ba78146-263a-4d9f-abd7-40ceef37c1ac
giovedì 17 giugno 2010
Emozioni e romanzo secondo Daria: «Meglio dirselo che ci si vuole bene»
domenica 13 giugno 2010
Presentazioni Giugno 2010

Ecco dove incontrare Daria a Giugno per parlare di Meglio Dirselo
15 giugno Udine ore 18.oo Libreria Moderna – Via Cavour 13
16 giugno Trieste ore 18.00 Libreria Minerva Via San Nicolò , 20
18 giugno Siziano (PV) ore 20.30 “Corte dei Quattro Re” Cascina Fornasetta – Strada Vigentina
19 giugno Bassano del Grappa ore 20.00 Caffè del Libro – Vicolo Gamba
21 giugno Rivoli (TO) ore 18.00 Festa della Musica e della Cultura - Castello di Rivoli
Meglio dirselo.. A Foggia
Daria ha presentato con grande successo, e con il prezioso sostegno di Ivan Scalfarotto e Filippo Fedele, Meglio Dirselo a Foggia. Seconda tappa pugliese, dopo quella di Leverano, anche a Foggia libro e autrice sono stati accolti da grande affetto ed interesse nella serata organizzata dalla libreria Edicolé. Un sentito ringraziamento va anche a Enzo Diliso,proprietario di Edicolé e generoso ospite.
lunedì 31 maggio 2010
Come mamma ( e papà ) mi han fatta
LARA pecca un po’ di onnipotenza. «Eh già, è una donna», sintetizza Daria Colombo. E elemosina amore. Da un marito che ancora la desidera ma che non l’ascolta, da un paio di figli che le sbattono la porta in faccia - sì, lo fanno anche a lei, che è una mamma così libertaria - e da due genitori che non smettono di deluderla e gelare le sue aspettative. Come succedeva quand’era piccola. Ora, che di anni ne ha una cinquantina, è così insicura proprio per quella percepita mancanza d’amore.
«Dalle relazioni che un bambino vive nella sua famiglia impara qual è il suo posto nel mondo e quanto conta» spiega la sociologa Chiara Saraceno «chi pensa di non essere stato amato avrà sempre la terra che gli frana sotto i piedi». Lara, la protagonista di “Meglio dirselo” (Rizzoli, 235 pagine, 18,50 euro), il primo romanzo di Daria Colombo, giornalista, art director e fondatrice del movimento dei Girotondi, oltre che moglie di Roberto Vecchioni, si sente proprio così. «L’amore inespresso nel rapporto con i figli, durante l’infanzia e l’adolescenza, è la chiave di tutto» osserva la neo scrittrice «perché determina la persona che diventeremo». Un condizionamento che emerge da tutti i personaggi del romanzo, costruito sul conflitto generazionale e sulla voglia di rinascita al femminile: da Lara, corazza di donna inarrestabile in realtà in cerca di continue conferme, dal marito Giorgio, che una madre troppo prodiga di elogi ha reso narciso e egocentrico, dalla mamma vecchio stampo e dal padre, cresciuto orfano e quindi incapace di dimostrarle stima e affetto.
È un romanzo che scorre veloce “Meglio dirselo”, che racconta dell’incomunicabilità fra coniugi ma soprattutto fra genitori e figli. Anche, con stupore della protagonista, nell’epoca post ’68, quella delle gerarchie saltate. «Lara era adolescente nei primi anni Settanta e ha avuto un’educazione rigida, un amore sempre misurato. Pensava che le tensioni con i suoi genitori, ipertradizionalisti di provincia, dipendessero da questo» spiega Colombo «ma si è dovuta scontrare con due figli adolescenti chiusi e ugualmente irritati dalle sue intromissioni. È entrata in crisi».
Un’educazione meno rigida, insomma, non salva dalle tensioni. «E per fortuna» commenta Saraceno «il conflitto fra genitori e figli non è basato sull’autoritarismo dei primi, come hanno a lungo pensato i post-sessantottini, ma dal sano percorso di crescita dei ragazzi, che così imparano a prendere le distanze. Il senso di onnipotenza di genitori che parlano dei figli come di “un libro aperto” è preoccupante. È giusto che gli adolescenti, e non solo, rivendichino separatezza e privacy». Bisogna accettare - spiega la sociologa, di cui è in uscita, edito dal Mulino, “Onora il padre e la madre”, scritto con Giuseppe Laras - che i figli talvolta ci chiudano la porta in faccia.
«Quello che semini non va perso» osserva Emilia Marasco, genovese, direttore dell’Accademia ligustica di Belle arti e autrice di “La memoria impossibile”, sulla sua esperienza di madre adottiva: «Spesso la sensazione è quella di aver profuso sforzi invano, ma i valori e gli ideali trasmessi, anche se i genitori non li colgono nell’immediato, contribuiranno a creare adulti più consapevoli». «Noi che abbiamo fatto il ’68» ha detto Sveva Casati Modignani presentando il suo ultimo libro, “Il gioco delle verità”, a Genova «ad un certo punto abbiamo dato per scontato che i nostri figli avrebbero ereditato le nostre vittorie. Non è stato così». Per Lara, la protagonista del romanzo di Colombo, per scontato non si dovrebbe dare nulla. È «meglio dirselo», come suggerisce il titolo. «Oggi, un po’, ci aiutano anche gli uomini» sorride l’autrice «che prima erano padri, mariti e figli impermeabili al dialogo. Ma soprattutto si aiutano le donne, fra loro. Se prima non si parlava per pudore o ipocrisia, ora le donne si confrontano, anche sui fallimenti». “Meglio dirselo”, il romanzo che ha pubblicato sulla spinta dell’«entusiasmo» del marito - il suo primo lettore - è «un libro di grande amore per le donne, normali e sempre eccezionali».
venerdì 28 maggio 2010
martedì 18 maggio 2010
Nuova opinione su Meglio Dirselo
mercoledì 12 maggio 2010
L'amore non va mai sprecato...
(...) poggia la testa sulla spalla di suo padre, un gesto nuovo che le fa bene.
“Sono stanca, papà, li ho sovraccaricati d'amore ogni attimo della loro vita e adesso è già tanto se mi rivolgono la parola. Tutto sprecato...”
Ma lui, tentando maldestramente una carezza, dice: “No, Lara, non è vero, qui ti sbagli: guarda che l'amore non va mai mica sprecato”.
Lei alza gli occhi verso il vecchio e, per qualche istante, le pare di vedere suo padre grande come quando era bambina.
(Daria Colombo, Meglio dirselo)
Daria risponde ad uno speciale sugli esordienti italiani
Che cosa sognano? Imbrigliarci nelle parole. Stregarci con le loro storie. Legarci ai personaggi. Ma sempre, in ogni momento, farci riflettere.
Se poi il successo arriva… non verrà disdegnato!
Hanno risposto alle domande:
1. Se dovessi recensire il tuo libro,
come lo faresti, con che parole?
2. Perché leggerlo?
3. Chi è il tuo lettore?
Daria Colombo, Meglio dirselo
1) Difficilissimo! ci provo.
Lara, una vecchia ragazza stanca, tira il bilancio della sua vita. I figli adolescenti, il marito che ha adorato, il suo lavoro di architetto e perfino gli ideali della sua giovinezza fanno si che i conti non tornino.
L’essere costretta dalla malattia della madre a frequentare di nuovo la sua famiglia d’origine che ha lasciato malamente a vent’anni, modifichèrà il suo punto di vista. Daria Colombo costruisce una storia talvolta ironica ma spesso commovente, intorno alla tesi che l’infanzia condiziona l’intera esistenza. L’autrice riesce, catturando li lettore con una scrittura personale e ”quotidiana”, a tirare le somme di una vita al positivo, se pur attraversata da momenti difficili e talvolta drammatici, come lo sono quasi tutte le vite. Il segreto che traspare tra le pieghe del romanzo sta nel riuscire a comunicare i sentimenti.
2) Ancora più difficile.
Forse perché chiunque può trovarci qualcosa di sé: commuoversi o sorriderne.
3) Scrivendolo ero convinta che il romanzo fosse adatto soprattutto ad un pubblico femminile, oggi capisco che se gli uomini superano il preconcetto di leggere di sentimenti, lo potranno apprezzare forse anche di più. La stessa cosa vale per l’età. la protagonista è una cinquantenne, credevo che il target fosse quello… Ieri mi ha scritto una ragazza dicendomi che se le fosse andata male l’interrogazione di greco sarebbe stata colpa mia.
sabato 8 maggio 2010
Un colpo all'anima
[....]tornata a casa, ho preso in mano il libro che sto leggendo in questi giorni: Meglio dirselo di Daria Colombo... e giù altre lacrime
l'ho comprato per curiosità, lo ammetto.... lei, per chi non lo sapesse, è una delle fondatrici dei girotondini e oggi sostenitrice del popolo viola, da sempre impegnata nel sociale, e ha un marito piuttosto “ingombrante”... un certo Roberto Vecchioni
questo è il suo primo romanzo: racconta la storia di Lara, una donna in crisi su più fronti
Tutto ha inizio con la malattia della madre... Lara rivede se stessa adolescente e ripercorre la sua vita, le sue scelte: il rapporto con un padre molto amato, con cui non è mai riuscita a comunicare e che scopre diverso da come l'aveva creduto... la sua storia con Giorgio, un amore fortissimo che, nonostante la stanchezza, non riesce a spegnersi... gli scontri con i due figli adolescenti, un rapporto impastato d'amore e di rabbia
Non è difficile intuire quanto ci sia di lei in questa figura di donna combattiva, che tutti credono forte ma che nasconde, in realtà, fragilità e paure
questa notte non riuscivo a staccarmi dalla lettura, ci sono pagine che sono un vero e proprio colpo all'anima..
Meglio Dirselo.... a Verona
venerdì 7 maggio 2010
sabato 1 maggio 2010
Meglio dirselo....a Roma

Cosa ci impedisce di dire quello che proviamo? E se parlare fosse il primo passo per smettere di combattere da soli la durezza della vita? Lara è stanca. Oltre al lavoro deve occuparsi di una madre colpita dall’Alzheimer, di due figli adolescenti che rifiutano ogni regola, di un marito che forse la tradisce. Sarà il rapporto con il padre, finora grande assente della sua vita, a farle capire che l’amore ha tanti linguaggi. Lara se n’è andata da casa e dalla sua città a vent’anni, dopo il Sessantotto, nell’epoca delle grandi ribellioni e dei grandi ideali, per sottrarsi alla rigidità di una famiglia dalla quale non si sentiva amata. Ma a distanza di oltre trent’anni i conti non tornano. Non sono questi due ragazzi viziati incollati al computer i figli che avrebbe voluto, il rapporto con il marito è in crisi, il lavoro non va, tutto ciò per cui ha lottato le pare un fallimento, e il mondo non è per niente migliore. Ma proprio nell’età dei bilanci la degenerazione della malattia della madre aggredita dall’Alzheimer, e l’impossibilità del marito ad affrontare la situazione da solo, la costringono a tornare sempre più spesso dai genitori, a Parma. Il suo ruolo di figlia è cambiato e, attraverso l’intenso rapporto con il padre, cambieranno anche molti dei suoi punti di vista. Nel suo primo romanzo, Daria Colombo parla, con leggerezza e profondità, della famiglia e della vita che è comunque condizionata dall’infanzia, dei sentimenti che nutrono e soffocano, dell’energia segreta che le donne riescono sempre a trovare in se stesse. Giocando abilmente su vari piani temporali, l’autrice racconta forme diverse che l’amore assume; l’amore che si modifica nel tempo, attraversa tutte le generazioni e spesso non si fa capire. Meglio dirselo.
La presentazione venerdì 23 aprile ore 18.00 Feltrinelli - Galleria Alberto Sordi
Meglio dirselo... a Torino
Lara è stanca. Se n’è andata da casa e dalla sua città a vent’anni, dopo il Sessantotto, nell’epoca delle grandi ribellioni e dei grandi ideali, per sottrarsi alla rigidità di una famiglia dalla quale non si sentiva amata. Ma a distanza di oltre trent’anni i conti non tornano. Non sono questi due ragazzi viziati incollati al computer i figli che avrebbe voluto, il rapporto con il marito è in crisi, il lavoro non va, tutto ciò per cui ha lottato le pare un fallimento, e il mondo non è per niente migliore. Ma proprio nell’età dei bilanci la degenerazione della malattia della madre aggredita dall’Alzheimer, e l’impossibilità del marito ad affrontare la situazione da solo, la costringono a tornare sempre più spesso dai genitori, a Parma. Il ruolo di figlia è cambiato e, attraverso l’intenso rapporto con il padre, finora grande assente della sua vita, cambieranno anche molti dei suoi punti di vista. Nel suo primo romanzo Daria Colombo, parla con leggerezza e profondità, della famiglia, della vita e dell’energia segreta che le donne riescono a trovare sempre in se stesse. Giocando amabilmente su vari piani temporali, l’autrice racconta forme diverse di amore che si trasforma, attraversa tutte le generazioni e spesso non ci fa capire. Meglio dirselo.
Daria Colombo art director e giornalista ha dato vita al movimento dei Girotondi a livello nazionale ed è impegnata in numerose iniziative di solidarietà. E’ sposata con Roberto Vecchioni con il quale collabora da oltre vent’anni. Questo è il suo primo romanzo.
Martedì 27 Aprile
ore 18.00
Daria Colombo
Presenta
Meglio Dirselo
(Rizzoli)
Interviene
Mia Peluso
la Feltrinelli I Libri e Musica
piazza C.L.N. 251
In famiglia è Meglio dirselo: il primo romanzo di Daria Colombo
Il primo romanzo di Daria Colombo, conosciuta da tanti per il suo impegno pubblico nella stagione dei Girotondi, è la storia della vita di una donna, Lara, che ha più o meno gli anni dell'autrice, ha alle spalle una giovinezza votata alla politica, insomma è un'ex sessantottina (e la cosa fa pensare che anche in questo ci sia una corrispondenza tra la donna reale e la creatura letteraria) e una famiglia molto impegnativa perché a un marito assente, si aggiungono due figli nell'età peggiore, cioè l'adolescenza .
Lara era uscita di casa giovanissima per andare a vivere a Milano, dove frequentava la facoltà di architettura. La sua era stata una vera e propria fuga dal clima soffocante di Parma dove una famiglia severa e conservatrice era troppo distante dalle sue richieste di ragazza ribelle. Fin dall'infanzia il suo disagio era stato forte e il suo bisogno di affetto insoddisfatto. Il racconto di quegli anni, delle prime esperienze milanesi, nasce dal ricordo di una donna che si trova alle prese con un quotidiano difficile. Il marito, Giorgio, un architetto famoso, amato appassionatamente per tanti anni, oggi le sembra del tutto indifferente ai suoi disagi e alle sue angosce.
I figli si comportano con lei in modo insopportabile e sfuggono a ogni regola, ma tutte le sue preoccupazioni al riguardo vedono ben poca collaborazione da parte di Giorgio, troppo occupato dal lavoro e cieco davanti ai rischi che i ragazzi stanno correndo.
Quando poi a tutto ciò si aggiunge la consapevolezza della malattia della madre, davvero Lara rischia di esplodere. Quella madre amata ma sempre troppo lontana da lei, oggi è malata di Alzheimer e ogni giorno che passa la vede sempre più assente. Lo sgomento davanti a questa situazione e la distanza tra Milano e Parma, la città in cui abitano i suoi genitori, rende poi tutto più difficile.
Ma tra tanti problemi, c'è qualcosa di davvero positivo: il padre, un burbero e intransigente ingegnere, da Lara sentito sempre distante e anaffettivo, viene riscoperto dalla figlia nei settimanali incontri che i due hanno per affrontare insieme la malattia della madre e inizia a costruirsi tra loro un rapporto fatto di affetto, di consigli, di fiducia.
È davvero brava Daria Colombo nel disegnare questo passaggio dall'astio adolescenziale all'affetto adulto, così come nel presentare tutte le difficoltà di quella donna che rispecchia in tanta parte migliaia e migliaia di madri che si trovano impreparate davanti all'uragano dei figli adolescenti.L'ultima parte del romanzo, che non anticipiamo, è drammatica e nella tragicità degli eventi è capace di modificare i rapporti, rivelando una solidità di legami che era stata messa in dubbio. Ma è sempre necessario che siano fatti esterni, magari estremi, a dare consapevolezza alle persone? perché la solitudine in cui tanti si perdono non può essere compensata dalla solidarietà di chi è accanto senza aspettare la tragedia? In ogni caso, come suggerisce nel titolo Daria Colombo, meglio dirselo...


Bellissima la figura del padre, così forte e fragile; quel padre ritrovato a cui si dà appuntamento come ad un innamorato in un caffè del centro.
La stanchezza degli anni, dei rapporti, del "non detto". Tante le riflessioni che mi ha offerto questo libro, un libro all'apparenza semplice, un romanzo, ma scritto con la dovizia del saper raccontare, dell'incedere giusto,del non indugiare troppo.
Quando l'ho chiuso ho guardato la copertina (che già trovavo molto bella) e ho capito che scelta migliore non poteva esserci